In
questa ricetta è, a mio avviso, racchiusa la Sicilia, terra grande, fertile e
piena di sole che dà sapore ed addolcisce ogni cosa. La sua storia gastronomica
racconta una cucina di tradizione, sia agricola sia marinara, che le ingerenze
dei popoli succedutisi sull’isola hanno contribuito ad arricchire di nuovi
gusti e nuovi metodi di produzione e preparazione.
Gli
ingredienti e il procedimento sono molto simili a quella della "pasta chi sardi"[1], presentano alimenti introdotti
nei secoli dalle varie dominazioni: il pesce; la pasta, gli agrumi, la
"passolina" e i pinoli (periodo arabo); la frittura (importata e
diffusa nell'isola nel periodo angioino); il pomodoro e il pepe (periodo
spagnolo); e in ultimo, ma non ultima, l'arte della presentazione lasciataci in
eredità dai Monsù, i cuochi francesi arrivati al seguito dei Borboni e subito
adottati dalla nobiltà siciliana. Ho personalizzato questo piatto con l’aggiunta
del cardamomo, una spezia profumatissima e antica introdotta in Sicilia dai
Greci ma il cui uso nella cucina siciliana è andato purtroppo perduto nel tempo.
E'
un primo piatto che può essere considerato per la sua ricchezza anche un pasto
completo, ma difficilmente sarà ritenuto tale in un classico pranzo siciliano,
opulento ed esagerato come pochi conviti riescono ad essere.
